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Krishnamacharya

No Guru

Alcuni individui aprono orizzonti di pensiero, stimolano la riflessione aprendosi coraggiosamente al nuovo in ogni singolo momento, consci che il particolare è sempre da salvaguardare, difficilmente riducibile senza forzature ad un universale rigido e lontano.

Altri codificano e categorizzano la realtà in sistemi chiusi che ne facilitano la comprensione e un (apparente) controllo: scelgono una porzione di mondo, ne inferiscono regolarità e ritmi, per poi enunciarne principi di funzionamento e grandi osservanze per chi lo vuole attraversare.

Se maledetto è quel paese che ha bisogno di eroi, altrettanto improvvida è per il praticante di Yoga la ricerca di un Guru.

Preferisco parlare di legacy, lignaggio, eredità. In un rapporto di libera associazione con quanti hanno già percorso molta strada, raccogliamo consigli e indicazioni per un viaggio in un territorio che non ha mappe.

E guardo con fiducia ad esseri umani straordinari, penso a Tirumalai Krishnamacharya, senza lo Sri davanti.

Penso alla saggezza di chi alla rigida osservanza di sistemi che ben conosceva ha preferito la natura multiforme ed inesauribile della pratica, ispirando la potenza e minuziosa staticità di BKS Iyengar, il dinamismo e la forza dell’Ashtanga Vinyasa, l’approccio terapeutico e gentile del Vini Yoga di Desikachar.

Ecco, quell’uomo lì, umano fin troppo umano, con una vita fatta anche per lui di suocere, cognati, pupi starnazzanti e bollette a fine mese. Guardo quell’uomo e penso che non abbiamo bisogno di un Guru.

Solo di ricordare e far tesoro di alcune sue domande e grandi intuizioni. Che aprono un intero orizzonte di pensiero. Il come lo vuoi attraversare è compito tuo.

E lo ricordiamo oggi, perché non è Guru Purnima.

Perché come mi disse un fantastico barbuto e dinoccolato essere umano (aka Stewart Gilchrist): “remember, your first guru was your mama”.