Site Overlay

Gandhi a Union Square

E’ passeggiando per Union Square che mi sono imbattuto con stupore nella statua di un Mahatma Gandhi anziano e occhialuto. Epifania. Piccolo corto circuito gestaltico.
Segue film mentale ad avanti veloce di un clip College Humor: la Grande Anima a lezione di yoga. “Bet you do realize this is my actual religion, right?”
Poi mente riprende binari più consueti e si porta a rimuginare sulla vexata quaestio se lo Yoga sia o meno una religione, se sia compatibile con differenti credo religiosi, eccetera eccetera…

Prima o poi, lungo il percorso della Pratica, sentirete dire che lo Yoga è un darśana, una delle sei Scuole ortodosse di interpretazione dei Veda.
A voler esser più precisi, per l’importanza che gli Yogasutra hanno assunto nel corso dei secoli, dovremmo parlare di Pātañjalayoga darśana e tener conto del fatto che lo Yoga viene riconosciuto come un darśana autonomo e indipendente solo in un periodo piuttosto tardo, intorno all’XI-XIII secolo dopo Cristo.

Perché il termine ‘Yoga’ compare sin dai Veda più antichi è vero, ma molto meno di quanto comunemente si creda e dica.
E l’utilizzo che se ne fa nei testi è semanticamente piuttosto ampio…

Trovo davvero efficace la scelta di Federico Squarcini in traduzione Einaudi di ricorrere al termine ‘metodo’ per la resa italiana degli Yogasutra.
Liberandoci del peso che ormai grava sul termine, potremo forse smettere di associare fuseaux a fiori e Coldplay a cassa dritta, cristalli e aromoterapia ogni volta che qualcuno pronuncia la parola ‘Yoga’.
E restituirla a quel potente significato di ‘procedere metodico’.
Che ha per interesse la questione della cognizione e del percetto.
Che non fa distinzioni fra Induismo, Buddhismo e le altre confessioni.
Non perché si abbia a cuore un presunto sincretismo delle religioni, che è puro commercio di concetti.
Ma perché è domanda altra, che si pone sul piano della ricerca filosofica e non quello dell’ortodossia religiosa.