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Perchè cinque respiri in Adho Mukha Śvānāsana?

Spesso le domande semplici richiedono risposte complicate: esse possiedono la freschezza e la radicalità che solo lo sguardo del principiante ancora custodisce.

Un praticante mi ha chiesto se vi sia una ragione per la quale durante le lezioni riceve spesso l’indicazione di mantenere la postura per la durata di cinque respiri: se si tratti di una regola codificata, di un mero punto di riferimento o di una “misura standard” che tiene conto delle capacità atletiche di chi si accosta alla Pratica per la prima volta.

Cercando di essere sintetico, cercherò di raccogliere qui una serie di motivi tra le tante possibili spiegazioni. Alcune di queste le condivido solo parzialmente, ma lascio all’esperienza di ciascuno valutare quanto esse risuonino all’interno della Pratica personale.

Veniamo al dunque:

1. è una convenzione derivata specificamente dalla tradizione dell’Ashtanga Vinyasa Yoga di Pattabhi Jois:  all’interno delle serie dinamiche vi sono posture che vengono mantenute per la durata di cinque respiri; è sotto gli occhi di tutti che buona parte degli stili dinamici praticati al giorno d’oggi risentano non solo della tradizione del Vinyasa Krama di Krishnamacharya, ma nello specifico attingano alla metodologia sviluppata da Jois;

2. è un tempo ritenuto ragionevolmente equo per iniziare a sentire gli effetti dell’asana senza alterare il ritmo complessivo di una pratica dinamica quali quelle dell’ampio insieme del Vinyasa Flow;

3. è un tempo gestibile per affrontare la postura prima che la mente si distragga e cominci a girovagare pensando ad altro;

4. utilizzare una misura standard così “breve” permette di calmierare l’intensità dello sforzo complessivo all’interno della pratica: si pensi ad es. all’Ashtanga Vinyasa, cinque respiri in Adho Mukha Śvānāsana e cinque respiri in Marichiasana D possiedono due livelli di intensità molto differenti, per questo non si richiede di sostenere la postura per tempi maggiori come invece si fa nell’approccio dell’Iyengar o nello Yin Yoga.

Potrei continuare, ma la questione diventerebbe sempre più tecnica ed inevitabilmente soggetta ad interpretazioni.

E’ doveroso a questo punto ricordare che vi sono molti stili di yoga nei quali il conteggio è più lungo o addirittura non si fa. Ed in merito alla condizione vagabondante della mente cui accennano quanti sostengono il punto 3, mi viene semplicemente da dire:

“non è forse per questo che avete srotolato il tappetino?”

Nei primi periodi in cui ci si accosta alla pratica questi cinque respiri ci appariranno di una lunghezza infinita o per converso ci si ritroverà a farne una decina: proponetevi semplicemente di rallentare il ritmo del respiro durante la pratica. Col tempo, cinque lunghi lenti e fluidi respiri saranno più che sufficienti.